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Lo scatto mentale

Il tema della rubrica di oggi è “la fotografia”.

La fotografia è un’arte che non viene vista da tutti allo stesso modo. C’è chi la vede come un modo, tramite il quale ricercare la bellezza e la perfezione del mondo circostante, racchiudendo dei ricordi, e chi la vede, in modo più profondo, come un mezzo per emozionare e trasmettere delle sensazioni.

La parola ‘fotografia’ deriva da due parole greche, ‘phos’ e ‘graphis’: queste possono essere lette, in chiave artistica, come “scrittura con la luce”.

È proprio da queste parole che nasce l’interesse di Elisabetta Pandolfino nel creare una tecnica innovativa, lo “Scatto mentale”, che molti di voi conosceranno impropriamente come light painting.

“È nato tutto una sera d’estate e da lì sono partiti tutti i miei studi”.

La fotografa stessa spiega che la tecnica consiste nello scrivere, o disegnare, solo tramite l’utilizzo di una macchina fotografica e di una fonte di calore, che può essere data, per esempio, o da una candela o dalla luna stessa, utilizzata nella maggior parte dei suoi scatti.

Tiene a ribadire che tale tecnica avviene totalmente a mano libera e che, in essa, una parte manuale si unisce ad una mentale. Spiega, infatti, che ciò può essere visto sia come un modo, tramite il quale allenare la memoria, grazie all’elaborazione di immagini e alla creazione di queste ad occhi chiusi, sia come un modo per non porre limiti alla propria fantasia.

“Oltre il limite dei miei occhi…attraverso la natura, con i miei scatti”: è in questa citazione che la Pandolfino racchiude il significato della “sua fotografia”.

Giorgia Trigila 4G

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